Un voto unanime per l’addio alla centrale

marzo 20, 2009

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L’Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Il Consiglio comunale revoca la delibera che aveva dato il via all’iter per l’impianto di Pezzone. Olivieri: «Se tornassi indietro avrei un approccio diverso»

Un voto unanime per l’addio alla centrale

Sala civica piena di gente Il sindaco: «Prendiamo atto del parere contrario espresso dalla Provincia»

Un pubblico così numeroso il consiglio comunale di Nogara non lo aveva visto nemmeno quattro anni fa, quando il sindaco Oliviero Olvieri e la sua maggioranza si insediarono tra gli applausi. Giovedì sera, invece, gli applausi sono stati tutti per i consiglieri di minoranza e per il Comitato contro la centrale a biomasse di Pezzone, nella  serata durante la quale lo stesso sindaco ha dovuto dichiarare che la tanto contestata centrale da 10 mega watt «non si farà più», portando in discussione il ritiro della delibera del 10 settembre 2008 che aprì di fatto l’iter per la realizzazione dell’impianto da parte di Avepo e di Termomeccanica spa.

«Pur ritenendo che gli impianti a biomasse rappresentano il futuro per le energie alternative», ha ribadito Olivieri, «prendiamo atto che il consiglio provinciale si è espresso contro perché le dimensioni sarebbero non accettabili per il territorio. Il Comune recepisce questo voto e decide di ritirare la delibera che avevamo approvato a settembre. Preciso comunque che da Avepo non è pervenuta nessuna richiesta di ritiro della domanda sull’impianto». Una dichiarazione che ha dato il la alle reprimende dell’ opposizione.

«Dopo nove mesi il sindaco si è spaventato del clima creatosi in paese», ha detto Paolo Andreoli. «e dell’isolamento in cui si è ritrovato. La popolazione ora è schierata del tutto contro questa maggioranza di dilettanti». «Avepo non ha presentato alcuna domanda di finanziamento europeo», ha aggiunto Flavio Pasini di Nogara delle libertà, «eppure il sindaco il 10 settembre ci ha detto che si doveva approvare in fretta la centrale perché il giorno dopo scadevano i termini per avere i soldi. A vincere, questa sera, sono i cittadini di Nogara che hanno capito quanto sia importante lottare per la salute pubblica».

A dare sostegno al numeroso pubblico, assiepato anche lungo le scale che portano in sala consiliare, è arrivato anche l’assessore regionale Massimo Giorgetti, schieratosi nei mesi scorsi contro la prospettiva della centrale nogarese. Mentre è apparta lampante la soddisfazione dell’ex consigliere di maggioranza Federico Silvestrini, cacciato dal gruppo e sfiduciato dal Pd anche per le sue posizioni contro la centrale. «Avete commesso lo sbaglio di voler continuare a dire menzogne sull’impianto», ha sostenuto. «L’intero progetto non era credibile. Potete continuare a imbrogliare la popolazione ma non succederà per sempre».

Al termine della lunga discussione, durata quasi tre ore, il sindaco ha anche ammesso che se potesse tornare indietro avrebbe un «approccio diverso sulla questione». Subito dopo il ritiro della delibera con voto unanime, gran parte del pubblico è uscita dall’aula.

Centrale a biomasse di Nogara

marzo 17, 2009

biomasse-kraftwerkPresidente Tognetti: “Ci fa piacere che il Comune ci abbia ripensato”

Il presidente della Quarta commissione Ambiente, Andrea Tognetti, commenta il ritiro, da parte del Comune di Nogara, della delibera favorevole alla centrale a biomassa, proposta dal consorzio Avepo.

“Mi fa piacere sapere che il sindaco Olivieri ha deciso di rivedere la posizione della sua amministrazione sulla centrale. Mercoledì scorso in commissione c’è stato un dibattito franco che spero sia servito alla sua decisione. Voglio comunque ricordare che il Consiglio provinciale, dove è stata votata la mozione contro la centrale di Nogara, non è contro il sindaco né tantomeno contro gli agricoltori della Avepo. Il nostro documento e la nostra posizione politica sono di totale assenso alle centrali che utilizzano fonti rinnovabili di energia, quindi come quella a biomasse proposta per Nogara. In quel caso, però, l’unico elemento che non andava bene era l’eccessiva dimensione dell’impianto. Il parere contrario che il Consiglio provinciale ha espresso, lo ha fatto unicamente in funzione preventiva e a tutela dei tanti residenti della pianura veronese”.

La commissione Ambiente che ha avuto in audizione il sindaco di Nogara e i rappresentanti Avepo si è tenuta lo scorso 12 marzo. Lo stesso argomento era stato trattato nelle commissioni del 15 e 22 gennaio, e del 5 febbraio. Da queste sedute, a cui hanno partecipato anche i tecnici Arpav, è scaturita la mozione contraria all’impianto che è stata votata nel Consiglio dell’11 febbraio

Veronaoggi.it – 17 Marzo 2009

Foto al gazebo

marzo 16, 2009

Vi ricordiamo che Mercoledì 18/03/2009 alle ore 20:30 il consiglio comunale di Nogara è convocato in seduta straordinaria, pubblica.

Partecipate numerosi, si discute e vota il ritiro della delibera approvata il 10/09/2008 riguardante l’insediamento sul territorio di Nogara di una Centrale a Biomassa.

Contrordine da Olivieri. La centrale non si fa più

marzo 14, 2009

Tratto da L’Arena di sabato 14 marzo 2009oliviero-man-70x1001

In 24 ore il sindaco passa dalla difesa a spada tratta del progetto alla richiesta di annullamento della deliberaGiovedì l’audizione a Verona. Ieri Avepo ha ritirato la sua domanda, mercoledì arriverà la revoca del provvedimento

In poco meno di 24 ore il destino della centrale a biomasse di Pezzone si è completamente ribaltato. Mercoledì prossimo il consiglio comunale di Nogara si troverà infatti a votare la richiesta di revoca della delibera che lo scorso 10 settembre dava il parere positivo all’impianto. Ad inserirla al secondo punto dell’ordine del giorno è stata la stessa maggioranza, che ha relegato a fine assemblea, invece, l’annullamento per vizi di forma avanzato avanzato dalle opposizioni.

Una scelta quasi obbligata, quella della giunta Olivieri, dopo che ieri Avepo – l’associazione di agricoltori che insieme a Termomeccanica voleva costruirla – ha formalizzato il ritiro della domanda fatta al Comune di Nogara. Decisione arrivata appena 12 ore dopo il termine dell’audizione fiume del primo cittadino nogarese davanti alla commissione ambiente della Provincia. Con Olivieri che, dopo aver difeso strenuamente le scelte della sua maggioranza favorevole al progetto, si era poi intrattenuto a lungo con i rappresentanti del comitato del no e con i residenti di Pezzone proponendo loro una centrale dalle dimensioni assai ridotte – 1 magawatt invece di 10 – rispetto a quella prospettata da A vepo.

Eppure fino a qualche minuto prima il sindaco aveva difeso a spada tratta l’impianto, senza risparmiare frecciate alla Provincia colpevole di non aver interpellato il Comune e di aver tratto conclusioni errate utilizzando dati falsati. Contro Olivieri si sono però schierati i consiglieri provinciali Costantino Turrini (An) e Paolo Andreoli (Verdi Arcobaleno) che hanno contestato la mancanza di informazione data ai cittadini di Nogara e le dimensioni eccessive della centrale. Uniche voci a sostegno del primo cittadino nogarese erano state quelle di Fabio Dal Seno e Pietro Quartaroli – rispettivamente legale e presidente di Avepo – i quali avevano contestato i dati relativi alle dimensioni dell’impianto e agli ettari di terreno necessari per produrre paglia e stocchi di mais da usare come combustibile.

Un sostegno che in poche ore si è trasformato nella rottura definitiva tra chi la centrale a biomasse voleva farla ed il Comune di Nogare. A far da detonatore quella proposta lanciata da Olivieri al comitato del no che, tra l’altro, l’aveva subito accettata. «Non ci penso nemmeno a fare una centrale da un megawatt», aveva invece tagliato corto Quartaroli. «La centrale sarà da 10 megawatt come avevamo proposto, altrimenti non è conveniente farla». E infatti non si farà. Almeno nel Veneto. Avepo infatti, dopo aver ribadito di «non aver ancora presentato all’Unione europea domanda di finanziamento del progetto», ha deciso di guardare oltre i confini della regione. Che non sono poi così lontani, visto che la Lombardia dista pochi chilometri.
Intanto l’amministrazione Olivieri si prepara a cancellare la delibera che tante polemiche aveva suscitato. Anche se, come spiega il vicesindaco Paolo Ceolini, «fino a mercoledì non rilasceremo dichiarazioni in merito».

***

«La faremo ma lontano dal Veneto»

logo-avepo2«La centrale si trasferirà verso altri lidi, fuori dai confini del Veneto». Una chiosa che assomiglia molto ad un peso tolto finalmente dallo stomaco. A pronunciarla è stato Pietro Quartaroli, presidente di Avepo, alla fine di una giornata durante la quale l’iter per l’impianto è stato non solo capovolto ma – a quanto pare – definitivamente bloccato. «Non potevamo fare altrimenti», spiega, «visto quanto è successo all’audizione del sindaco davanti alla commissione ambiente della Provincia. Ma anche vista la proposta del sindaco Olivieri di ridurre la potenza ad un megawatt e visto anche come il Comitato anticentrale si sta muovendo per contrastarne la realizzazione». Ma ci sono anche motivazioni politiche: «Avepo non voleva essere la responsabile della caduta dell’amministrazione Olivieri», ammette infatti Quartaroli. Che adesso guarda decisamente al Mantovano.

Rifiuti tossici nell’inceneritore

marzo 11, 2009
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Impianto di Colleferro

13 arresti a Colleferro, sigilli all’impianto

Operai vessati per non denunciare irregolarità. Coinvolti dirigenti Ama. Impianto in funzione sotto controllo carabinieri.

ROMA (9 marzo) - Due termovalorizzatori dell’impianto di Colleferro sono stati sequestrati dal Nucleo operativo ecologico (Noe) dei carabinieri di Roma: 13 le persone arrestate con l’accusa di associazione per traffico illecito di rifiuti e truffa allo Stato. Ma l’attività dell’impianto nei prossimi novanta giorni continuerà sotto il controllo degli uomini dell’Arma e di quello dell’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) Lazio di Frosinone, come ha stabilito l’ordinanza del gip di Velletri, Alessandra Ilari.

Rifiuti tossici. A Colleferro sembra che venisse smaltito ogni tipo di rifiuto violando «tutte le norme previste». Parte del materiale, hanno verificato gli uomini dell’Arma, arriva «di nascosto» dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi.

Gli arrestati. I carabinieri del nucleo operativo ecologico di Roma, hanno notificato nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, i 13 ordini di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal gip del Tribunale di Velletri Alessandra Ilari. Interessati dal provvedimento sono: il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro; il procuratore e responsabile della raccolta dei multimateriali dell’impianto di una società di gestione di rifiuti di Roma; i soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software e chimici di laboratori di analisi.

I reati. I reati contestati a vario titolo sono: associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni e accesso abusivo a sistemi informatici.

In cella anche dirigenti e responsabili Ama. Tra i 13 arrestati ci sono dirigenti dell’Ama, legali rappresentanti e responsabili tecnici di società di intermediatori di rifiuti e chimici. Le manette sono scattate per Giuseppe Rubrichi, procuratore dell’Ama «con i più ampi poteri – si legge nell’ordinanza del Gip – sul ciclo integrato dei rifiuti e la loro valorizzazione, recupero e riciclo, società che fornisce cdr a Mobilservice ed a Ep Sistemi e consigliere di amministrazione della Ep Sistemi che in tale qualità ha mantenuto contatti con il direttore tecnico degli impianti di termovalorizzazione di Colleferro Paolo Meaglia e la responsabile della gestione dei rifiuti degli stessi impianti Stefania Brida» anch’essi arrestati. L’Ama ha avviato un’indagine interna.

In cella anche Francesca Marchione, chimico; i responsabili legali o gestori di società di intermediazione che fornivano cdr agli impianti: Antonio Vischi; Leopoldo Ronzoni; Michele Rizzi: Fabio Mazzaglia (chimico); Francesco De Feo gestore di impianto di trattamento rifiuti a Serino (Av); Pantaleone Dentice, gestore impianto di trattamento rifiuti a Montefredane (Av); Angelo Botti responsabile della raccolta del multimateriale per l’Ama di Rocca Cencia; Simone Gabricci e Inesca Brbic, soci e amministratore di Opus Automazione.

Rifiuti non idonei. Nel traffico illecito di rifiuti speciali c’è anche la combustione di pneumatici di veicoli all’interno del termodistruttore, «nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell’impianto; la combustione di altro materiale non idoneo, annotato dagli operai sulla documentazione e registri di accettazione con diverse diciture quali “Munezza”, “Pezzatura grossa” o “Scadente”.

Operai vessati. Nel mirino della magistratura anche «il condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l’autorità giudiziaria». Ma anche l’organizzazione del conferimento di rifiuti urbani non differenziati ai termovalorizzatori, classificati come Cdr; falsificazione e predisposizione di certificati di analisi sulla natura dei rifiuti; l’ottenimento di incentivi statali in campo energetico. Inoltre sono stati distrutti o occultati certificati ed analisi e alterati i dati dei valori fuori limite.

D’Amato: Regione parte lesa. «La Regione Lazio è parte lesa e chiedo a Marrazzo, in caso di rinvio a giudizio, di costituirsi parte civile in nome del popolo inquinato, visto che secondo il Noe negli stabilimenti veniva bruciato di tutto, al di fuori di ogni regola. Già nei giorni scorsi avevo presentato un’interrogazione per denunciare il clima di vessazione nei confronti degli operai. Ancora oggi il capo operaio sospeso dal servizio per aver collaborato con i carabinieri non è stato reintegrato, un fatto che denota il clima mafioso con cui è gestito l’impianto». Lo dice, in una nota, il consigliere regionale (Pd) Alessio D’Amato

Comune: parte civile. Il comune di Colleferro ha incaricato un avvocato per costituirsi parte civile. Il sindaco Mario Caciotti, in una nota ha sottolineato che «il Comune da sempre è attento alla gestione dei due termovalorizzatori nell’interesse della salute collettiva». «Nei dati da sempre trasmessi al Comune dalla società Gaia e dall’Arpa – ha precisato il sindaco – non si sono mai riscontrati superamenti dei livelli di immissione in atmosfera, relativamente ai due termovalizzatori, tanto da far ritenere che vi fossero situazioni di pericolo o danno per la salute dei cittadini».

L’articolo del Messaggero

Verona Fedele 27/02/2009

marzo 11, 2009
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Centrale a Biomassa

NOGARA
Fa discutere l’impianto a paglia previsto in località Pezzone

La centrale a biomassa spacca in due il paese

La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è la nuova frontiera che si pongono oggi alcuni Comuni del Basso veronese. Il progetto della centrale a biomassa di Nogara, di cui tanto si parla di questi tempi, sarebbe il primo impianto energetico a biomassa (alimentato con paglia e stocchi di mais) della Bassa. Anche se gli innumerevoli ostacoli che la proposta d’esame del progetto ha riscontrato nel suo tortuoso iter di approvazione, sembrano precluderne oggi la realizzazione. Un impianto simile, ma con diversa alimentazione, è previsto anche nel Comune di Legnago, e il progetto della centrale a biomassa di Villa Bartolomea ha già avuto parere positivo dalla Regione.

È una storia iniziata nel settembre del 2008, quella della centrale di Nogara. Ma andiamo per gradi cercando di capire la questione che coinvolge direttamente amministratori, agricoltori e cittadini e sembra aver diviso la popolazione in due fronti, fra sostenitori e oppositori. La proposta di costruire una centrale elettrica a biomassa, che utilizza cioè combustibile proveniente da fonti rinnovabili (nel caso specifico solo ed esclusivamente residui di colture agricole come paglia e stocchi di mais), arriva da Avepo, cooperativa agricola di Gazzo Veronese che riunisce 450 agricoltori che conducono circa 20mila ettari. Unitamente ad Avepo, il costruttore rappresentato dalla ditta Termomeccanica Ecologia di La Spezia.

In cambio della concessione, il Comune incasserebbe un contributo annuale di 200mila euro. Qualche dato tecnico per capire meglio. L’impianto dovrebbe sorgere in località Pezzone e, secondo le informazioni fornite da Avepo, avrà una potenza elettrica di 10 Mw e produrrà anche 35 Mw di calore che potrebbe essere utilizzato per il teleriscaldamento. Sarà alimentata con 70mila tonnellate l’anno di materiale vegetale (scarti provenienti esclusivamente da coltivazioni agricole della zona prodotte in un raggio di 70 chilometri) proveniente dalle superfici coltivate dai soci Avepo. Nello specifico, la miscela che costituirà il combustibile sarà composta da un 50% di stocchi di mais, per il 30% da paglie di riso e per un 20% da cereali. I tecnici Avepo affermano che l’alimentazione della centrale sarebbe così ottenibile dalla metà degli ettari a disposizione e che la filiera corta si potrebbe realizzare in un raggio di circa 20-30 km al massimo.

Tale proposta di insediamento ha avuto parere positivo dall’Amministrazione guidata dal sindaco Oliviero Olivieri, che ha rimarcato come la realizzazione dell’impianto sia favorita da una normativa che incentiva la costruzione di centrali ad energia rinnovabile, rassicurando i cittadini in merito agli eventuali rischi legati alla sicurezza e all’impatto ambientale.

«Abbiamo chiesto tutte le garanzie a tecnici competenti e la filiera corta in questo senso ci permette di sfruttare la tracciabilità dei prodotti; inoltre il tipo di tecnologia utilizzata non consente una riconversione ad uso industriale con l’utilizzo di rifiuti – dice il sindaco Olivieri -. Si tratta di un importante progetto in un’ottica di fonti rinnovabili, importante anche per le numerose aziende agricole Avepo e che offrirà possibilità di sviluppo e occupazione al paese creando un indotto che sarà affiancato da un’industria di agroconservazione».

Prende invece le distanze dal suddetto progetto il gruppo di opposizione, sottolineando il fatto che i cittadini non sono mai stati correttamente informati. Nel mese di gennaio si sono svolti degli incontri pubblici dove alcuni tecnici hanno spiegato nel dettaglio ogni aspetto inerente la questione, garanzie che però non sembrano convincere ancora abbastanza. Perplessità e divergenze legate alla progettazione di un impianto di questo genere, che sarebbe tra i primi nel Veneto (ne esistono alcuni alimentati però con il legno), non sono mancate. In primis quelle legate alle emissioni nocive nell’aria, quelle relative ad una possibile riconversione a inceneritore di rifiuti solidi urbani, all’aumento di traffico pesante derivante dal maggior numero di mezzi pesanti che circolerebbero per rifornire la centrale. Il dibattito rimane incentrato in particolare sul problema delle dimensioni e della diossina che, secondo i sostenitori, sarebbe pari a zero perché andrebbe a bilanciarsi con l’ossigeno emesso dalla fotosintesi delle piante coltivate per l’utilizzo dell’impianto.

Forte dissenso arriva in particolare dal “Comitato contro la centrale” costituitosi all’inizio di gennaio e che fino ad oggi ha raccolto 1.500 firme contro la centrale.

«Siamo un gruppo di circa 200 cittadini non attivi politicamente, che mette a disposizione le proprie competenze professionali per tutelare il paese – dice il presidente Andrea Falsirollo -, con l’obiettivo di informare la cittadinanza sulle ripercussioni che un tale progetto potrebbe avere sulla salute, con l’inquinamento dovuto alla combustione e alla presenza di maggior traffico pesante per il trasporto della materia prima, a cui si aggiungono altre perplessità legate all’apparente sovradimensionamento dell’impianto rispetto al territorio. Di questo abbiamo informato la Commissione ambiente della Provincia, con una relazione dettagliata, corredata dal progetto preliminare della centrale presentato dall’azienda costruttrice».

E in merito, mercoledì 11 febbraio, si è espresso con voto contrario anche il Consiglio provinciale. L’emendamento, presentato dal presidente della commissione ambientale provinciale, Andrea Tognetti, sottolinea la contrarietà non in generale agli impianti di biomassa bensì a quello proposto a Nogara per via delle sue dimensioni e perché non appare in regola con la filiera corta, che stabilisce che si dovrebbero reperire le risorse nel raggio di 70 chilometri. Immediata la replica di Avepo, che precisa come nella valutazione da parte della Provincia siano state considerate indicazioni del tutto errate e non corrispondenti alla realtà del progetto, che non è ancora stato depositato in Regione e di cui non è mai stata richiesta alcuna informazione ai soggetti promotori. Ora il verdetto finale spetta alla Regione, unico ente che ha effettivamente competenza in materia.

Lidia Morellato

I risultati di una vera informazione

marzo 7, 2009

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LA PROVINCIA NON VUOLE L’IMPIANTO ED ESPRIME:
sin d’ora la propria contrarietà ad iniziative estemporanee volte alla costruzione di impianti di combustione di materiale organico (vegetale e non) di dimensioni come quello in oggetto e al di fuori di qualsiasi programmazione regionale e provinciale, tenuto anche conto di una molto probabile futura riconversione dell’impianto per la combustione di altri materiali in contrasto con quanto previsto del Piano Provinciale Rifiuti

Stampa e diffondi il volantino

La vera informazione fatta dal Comitato sta portando risultati concreti. I cittadini informati fanno paura. I cittadini consapevoli hanno un’arma, l’arma della conoscenza e per questo non possono essere presi in giro.

Incontro con la cittadinanza

febbraio 25, 2009

Il comitato contro la centrale a Nogara, martedì 3 marzo incontra la cittadinanza Nogarese. L’appuntamento è per le ore 20:45 presso la Sala Consigliare del Comune di Nogara. Partecipate numerosi.

Stampa e diffondi il volantino.

Anche Legambiente dice No alla Centrale

febbraio 15, 2009

Riportiamo integralmente il comunicato stampa di Legambiente

COMUNICATO STAMPA

Serve una centrale a biomasse a Nogara?legambiente

“Siamo nel bel mezzo di un vero e proprio big bang delle biomasse solo che, come nel big bang, nessuno governa un bel niente” così commenta Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona, le proposte di centrali a biomasse presentate nel Veneto e nel Veronese. “Quella in atto nella bassa veronese è solo l’ultima di diverse ondate di proposte di centrali a biomasse che negli ultimi anni, grazie al regime favorevole dei certificati verdi, ha invaso il territorio nazionale e veneto in particolare” – continua Albi – ” e tutte sono accomunate da un tratto comune: l’essere avulse da una seria programmazione territoriale ed energetica. In Veneto, poi, il problema è maggiore in virtù della forte vocazione agricola della regione e della incoerenza pianificatoria tra gli Enti preposti”.
Legambiente segue con attenzione il rapido sviluppo di iniziative per la produzione di energia mediante l’uso di biomasse agricole e forestali, come lo sviluppo di filiere del biodiesel e del bioetanolo da destinarsi all’autotrazione e all’utilizzo di scarti da lavorazioni agricole per la cogenerazione.
Da una prima analisi tale sviluppo sembra davvero eccessivo se rapportato all’effettiva disponibilità di biomassa nel nostro territorio, soprattutto se non si vuole svilire il concetto stesso di sostenibilità ambientale derivato da questo tipo di produzione di energia. A prescindere da ogni utile valorizzazione energetica che se ne possa trarre è fondamentale che tale biomassa rimanga nel ciclo dell’arricchimento dei terreni; infatti se abbiamo un problema di eccesso di fertilizzante organico è un paradosso rispondere alla perdita di fertilità dei terreni della nostra regione con fertilizzanti chimici. È inoltre di buon senso e auspicabile che tutte le forme di energia siano contenute all’interno del contesto in cui una data comunità vive ed opera, rispettando la capacità di carico degli ecosistemi e quindi riducendo la produzione di rifiuti-scarti sia agricoli che urbani.
Il provvedimento CIP6, introdotto nel 1992 dal Comitato Interministeriale Prezzi con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili ed “assimilate”, gli inceneritori e i termovalorizzatori, ha permesso negli scorsi anni di rendere non solo conveniente ma un vero affare l’uso di rifiuti e biomasse in genere, sottraendo per di più la maggior parte delle risorse che erano a disposizione per le vere fonti rinnovabili.
Particolare attenzione la dobbiamo riservare alle emissioni prodotte da qualsiasi fonte di combustione: è inutile strillare per l’aumento del particolato nell’aria delle città e poi avere impianti di incenerimento a ridosso dei centri abitati, anche se si tratta di polveri molto diverse in quanto a composizione.
Un ultimo accenno riguardo all’impianto proposto a Nogara: nella relazione descrittiva si propone una centrale con un consumo medio di biomassa pari a 70.000 t/anno e si sostiene che l’approvvigionamento deriverebbe dalla disponibilità della società cooperativa AVEPO che opera in ambito comunale; ma i 20.000 ettari di terreni in loro possesso, ad una stima approssimata, possono fornire un quantitativo non superiore alle 35.000 t/anno: è legittimo sospettare che il rimanente 50% di combustibile che manca all’impianto possa essere recuperato dai rifiuti? L’assessore regionale all’ambiente Giancarlo Conta ha più volte sostenuto che ai 4 inceneritori attivi nel Veneto se ne dovranno aggiungere altri, e uno di questi potrebbe essere individuato nella bassa veronese: è solo un caso la proposta di Nogara?
La pianificazione è il solo metodo che permette una corretta valutazione dello stato di fatto per intervenire sapientemente: bene ha fatto la Provincia, coerentemente al Piano Rifiuti, ad esprimere un parere negativo alla proposta di impianto. Confidiamo che una volta tanto il principio di sussidiarietà venga rispettato e che quindi la Regione faccia altrettanto.

Lorenzo Albi LEGAMBIENTE VERONA

Comunicato stampa Legambiente versione PDF

Il Consiglio Provinciale dice no alla Centrale

febbraio 13, 2009
provinciaverona

Stemma della Provincia di Verona

Mercoledì 11 Febbraio il Consiglio Provinciale, con 22 voti a favore 1 astenuto e 0 contrari, ha approvato la mozione presentata dal presidente della IV Commissione cons. Andrea Tognetti (AN) e con primo firmatario il consigliere Paolo Andreoli (Sinistra Arcobaleno). Con tale mozione la provincia ha espresso:

“sin d’ora la propria contrarietà ad iniziative estemporanee volte alla costruzione di impianti di combustione di materiale organico (vegetale e non) di dimensioni come quello in oggetto (quello di Nogara, ndr) e al di fuori di qualsiasi programmazione regionale e provinciale, tenuto anche conto di una molto probabile futura riconversione dell’impianto per la combustione di altri materiali in contrasto con quanto previsto del Piano Provinciale Rifiuti”.

Hanno votato a favore della mozione: Alleanza Nazionale, Forza Italia, Lega Nord, Partito Democratico, Italia dei Valori e Sinistra Arcobaleno, mentre si è astenuto il consigliere dell’ UDC. Un voto trasversale che ha dimostrato la sensibilità del consiglio provinciale nei confronti della salute dei cittadini di Nogara e dei paesi limitrofi e nel contempo una netta presa di posizione contro il progetto riguardante la centrale a biomasse di Nogara. Da sottolineare la folta rappresentanza del “Comitato Contro la Centrale a Nogara” che ha testimoniato la contrarietà dei cittadini Nogaresi verso questo progetto.

Testo integrale della Delibera approvata in Provincia


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